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martedì 11 febbraio 2014

SISTEMA ELETTROLITICO

Incisione Elettrolitica all' Accademia di Belle Arti di Palermo:

corso di Tecniche Calcografiche Sperimentali.

Grazie all'introduzione di Cedric Green abbiamo fatto alcune esperienze con questo metodo insieme agli studenti del corso di Tecniche Calcografiche Sperimentali di Palermo negli anni 2010/2011 e successivi.

E' stata approntata un'attrezzatura minima molto semplice da rifare anche a casa da parte degli studenti interessati a continuare questo tipo di esperienza, composta da un trasformatore di elettricità, una vaschetta per contenere la soluzione di solfato di rame ed una griglia di fili di rame. Le matrici in una prima fase, sono state trattate con una vernice antiacido tradizionale come la Ultraflex della Charbonnell. Per rimuovere la vernice dopo l'incisione è stato usato un solvente a base vegetale (Eco Wash). La stampa è stata eseguita con inchiostri Akua Intaglio. Successivamente sono state usate con successo le nuove vernici acriliche antiacido a base acqua.










 Stefania Arcieri,  matrice in rame incisa ad acquaforte con il sistema elettrolitico e relativa stampa.
Eleonora Lupo, incisione elettrolitica su rame, a.a. 2011/12.


Salvina Marsiglia, incisione elettrolitica su rame, a.a. 2011/12.







sabato 25 gennaio 2014

SISTEMA ELETTROLITICO

Sistema Elettrolitico

Francesca Genna


Il sistema elettrolitico per fare acqueforti è stato sviluppato ed ampiamente esposto dall'incisore francese Cedric Green. Indicazioni più precise sulla nomenclatura, sulle procedure e sui diversi sviluppi di questa tecnica si possono trovare nel suo libro Green Prints, che tra l'altro è scaricabile gratuitamente dal suo sito web  Green Prints.

Nell'ottobre 2010, Cedric Green, con cui avevo già da tempo avviato una corrispondenza per e-mail, ha accettato l'invito a trascorrere un periodo di tempo in Sicilia. Insieme a sua moglie Margaret sono stati miei ospiti graditissimi nella mia casa di Marsala e, nel mio laboratorio, mi ha mostrato le linee guida per le procedure dell'incisione elettrolitica.
È stato uno dei momenti più belli e fecondi della mia ricerca sui nuovi metodi per l'incisione, non solo un momento di accrescimento e sperimentazione ma anche e soprattutto un incontro con una persona dotata di spirito acuto, piacere dell' osservazione e senso dell'avventura.
Questo breve articolo vuole essere anche un piccolo tributo a Cedric Green  perché mi è stato di conforto conoscere un incisore le cui doti intellettuali sono unite ad un senso di  servizio capace di mettere il proprio sapere a disposizione degli altri. 

La terminologia usata è quella messa a punto dallo stesso Cedric Green ed i contenuti sono tratti dagli appunti redatti durante questo incontro.

GALV ETCH.

Procedimento di incisione all' acquaforte ottenuta con il metodo elettrolitico.

Materiali necessari per costruire una attrezzatura minima:
-          filo di rame grosso
-          vaschetta di plastica
-          diluizione di solfato di rame. (Green raccomanda una soluzione satura cioè 250gr. di solfato di rame in 1 litro d’acqua demineralizzata, diluita  poi in 3 litri d’acqua).
-          un trasformatore di elettricità in grado di condurre 1,5 volt dotato di presa per la corrente e di due terminali, catodo ed anodo.
      La griglia è stata costruita in modo che: la distanza nella vasca della griglia dalla lastra da incidere sia la stessa che c’è tra un filo e l’latro della griglia.
      Attaccando i due catodi positivo e negativo, rispettivamente il primo sul terminale della matrice da incidere, ed il secondo sulla griglia, e collegato il trasformatore alla presa di corrente elettrica, si creeranno dei solchi in prossimità delle linee scoperte sul metallo, producendo un’acquaforte pulita e senza produzione di residuo.


Esempio di attrezzatura minima necessaria per l'incisione elettrolitica: sx. la vaschetta di plastica contenente una griglia costituita da fili di rame e la soluzione di solfato di rame; dx.  trasformatore di elettricità in grado di condurre 1,5 volt dotato di presa per la corrente ed i due terminali, catodo ed anodo.
Cedric Green prepara la griglia costituita dai fili di rame.
Nella vaschetta dotata di griglia viene versata la soluzione satura di solfato di rame.
I due catodi positivo e negativo vengono posizionati rispettivamente il primo sul terminale della matrice da incidere, ed il secondo sulla griglia.

Procedimenti tonali.

Oltre ad incidere segni precisi con questo procedimento si possono anche ottenere dei valori tonali. Si otterranno dei grigi di diversa intensità lasciando delle zone aperte sulla matrice, senza necessità di granire la superficie. Il modo per ottenere questi grigi è di lasciare il metallo scoperto per un tempo abbastanza lungo. Nel nostro esempio abbiamo eseguito delle morsure successive (1°= 40 min.2°= 24 min; 3°= 20 min.). La lastra va ogni volta sciacquata bene e pulita dai piccoli depositi che vi si formano.


Cedric Green disegna su una lastra incerata.
lastra di esempio eseguita da Cedric Green su cui sono stati ottenuti i valori tonali eseguendo le tre morsure successive riferite nel testo.

GALV-ON
Procedimento "a mettere" anzichè "a togliere".

“Per me la cosa più interessante è che con questo metodo si possono ottenere cose che non è possibile ottenere in altri modi. Per esempio dei segni in rilievo anziché in incavo. Invertendo il processo si può immettere metallo su un segno anziché toglierlo.” (Cedric Green, ottobre 2010).
Con lo stesso procedimento si possono invertire i poli e depositare metallo anziché toglierlo dalla lastra. Nell'esempio che segue abbiamo lasciato la lastra nel bagno elettrolitico con i poli invertiti per due ore, ottenendo dei valori tonali dai grigi più scuri e materici il cui effetto in stampa sarà simile a quello ottenuto con il carborundum.

lastra di rame su cui sono state lasciate delle zone scoperte.

il polo positivo è questa volta collegato con la griglia di rame cui è stato aggiunta in rinforzo una nuova matrice completamente scoperta, mentre quello negativo è collegato con la matrice su cui si vuole depositare il metallo.

la lastra finita ed inchiostrata. si notino gli accumuli di metallo.

GALV-ON
Procedimento a secco o metodo semi-secco.

Un ulteriore metodo per creare una matrice, detto "a secco" perché non si immette la lastra nella vaschetta con il bagno salino, si avvale delle proprietà di conduzione di una pila. Si crea cioè una stratificazione, come un sandwich, costituita da una lastra di zinco (che è la nostra matrice e sarà dipinta con una vernice acido-resistente), un feltro di lana pesante imbevuto di soluzione di solfato di rame ed una lastra di rame connessa alla prima con i  terminali in rame, catodo ed anodo, posti strettamente in contatto. La novità di questo metodo è che non c'è un bagno salino ma solo il feltro imbevuto (ecco perché detto anche metodo "semi-secco") e non c'è l'aggiunta di elettricità dall'esterno. Come si può notare si ottiene così la prima pila costruita da Alessandro Volta. Se si  lascia agire sotto peso per diverse tempo, si otterrà una matrice molto materica.

la matrice in zinco dipinta con vernice acido-resistente

alla matrice vene posto un terminale in rame.

un pezzo di feltro un pò più grande della matrice viene intriso di bordeaux etch.

viene infine sovrapposta una matrice in rame provvista di terminale che viene posto in contatto col primo per mezzo di una pinza robusta.

dopo quattro ore viene sollevato il feltro.


la matrice in zinco finita.
Questa matrice è stata eseguita dal maestro Vito Galfano durante gli incontri con Cedric Green a Marsala,
ottobre 2010.

Conclusione.

Concludendo possiamo affermare che il Sistema Elettrolitico per l'incisione non solo ci offre possibilità linguistiche diverse  rispetto a quelle che già conosciamo, ma è anche uno dei metodi più sicuri in quanto la soluzione solfato di rame usata nel bagno non produce gas di alcun tipo nè residui solidi e si può usare praticamente all'infinito.

Bibliografia:
Cedric Green, Green Prints, Ecotec design, Sheffield, 1998/2004.

mercoledì 13 novembre 2013

2013 - workshop: Palermo, Fà la cosa Giusta!

workshop: Ecolibro

8 e 9 novembre 2013 
Spazio Nuovo, Cantieri Culturali alla Zisa, Palermo.
a cura di Francesca Genna e Arianna Oddo

Il laboratorio, che si inserisce all'interno della manifestazione Fà la cosa Giusta! Sicilia 2013, fa parte integrante del lavoro che si sta svolgendo nei laboratori didattici dedicati al libro d’artista già attivati all’interno dei corsi di Xilografia al biennio e Tecnologie della carta di Francesca Genna e Arianna Oddo dell’Accademia di Belle Arti di Palermo. 





Nei nostri laboratori, insieme al percorso di apprendimento ed esperienza dei linguaggi, viene proposto di ideare e progettare un libro d’artista, secondo un percorso assolutamente libero ed individuale che segua una linea-guida di volta in volta attinta ad esperienze ritenute storicamente forti quale è in questo caso la SostenibilitàIl suffisso “ECO” è riferito allo spirito di produzione di libri d’artista interamente pensati con tecniche miste e carta fatta a mano, materiali riciclati e realizzati anche con le tecniche dell’incisione non-toxic.  Un’occasione di approfondimento del tema già dibattuto nell’ambito dei corsi che si concretizza nella produzione di un Libro Collettivo, in cui il progetto generale è condiviso ed i singoli studenti si fanno autori dei singoli momenti di produzione che darà luogo a delle serie non sempre preordinate.






 








Il laboratorio diventa quindi, non solo il luogo della produzione del libro, ma anche il luogo dove vengono attivate delle discussioni per la comprensione del libro d’artista, sia come oggetto, indagandone cioè il progetto, la forma, la manualità necessarie alla realizzazione, sia come pezzo d’arte, quindi rintracciandone i percorsi storico-stilistici, le valenze espressive e la storia del libro stesso,  necessaria alla sua interpretazione. 

giovedì 10 ottobre 2013

2013 - workshop Barcellona, Escola Massana/ Fundaciò Xavier Noguès




IV SEMINARIO DI STAMPA SPERIMENTALE MASSANA/FUNDACIÓ XAVIER NOGUÉS.
25 giugno/ 4 luglio 2013


Il Seminario di Stampa Sperimentale organizzato dalla Escola Massana di Bacellona  con l'appoggio della Fondazione Xavier Noguès, è concepito nello spirito di trasversalità della scuola stessa. Il Dipartimento di Comunicazione Visiva, formato da illustratori e disegnatori, collabora con i colleghi dei laboratori di Grafica e Legatoria per costituire uno spazio di creazione in cui si incontrano la sintesi concettuale e la materializzazione creativa  finalizzate alla concretizzazione di un progetto. Il fulcro del seminario è costituito da un intenso laboratorio in cui i docenti e gli studenti selezionati, che non hanno mai lavorato insieme, provenienti da diversi gruppi e specializzazioni, concepiscono e realizzano, in gruppi, diversi esemplari di un libro d'artista ideato, stampato e rilegato.





Gli studenti, provenienti dalla Escola Massana e, per questa edizione, dalle Accademie di Belle Arti italiane di Roma e di Palermo, hanno partecipato per dieci giorni ai laboratori  intensivi di Incisione, Stampa e Rilegatura per la produzione di edizioni pregiate di libri d’artista. I laboratori sono stati condotti dai professori della scuola e dai professionisti invitati a collaborare: Roberta Bridda, Carlos Cubeiro, Pere Fradera, Hélène Genvrin, Montse Gomis, Iñaki Granell, Marta Marugán, Pep Montserrat, Jesús Morentín, Alexis Rom, Daniel Sesé, insieme ai professori invitati Tania Campisi (Roma) e Francesca Genna (Palermo).

Due studenti della Scuola di Grafica dell’Accademia di Belle Arti di Palermo, Veronica Crupi e Vincenzo Zancana , del terzo anno del corso di Grafica d'Arte, hanno ottenuto per questa edizione due delle borse di studio che la Escola Massana con la Fondazione Xavier Noguès offre agli studenti stranieri per partecipare al seminario.














Il Seminario si è concluso il 4 luglio 2013 con una cerimonia nel bell’edificio dell’Antiguo Hospital de la Santa Creu, sede della Escola Massana di Barcellona. I progetti realizzati, sono stati presentati pubblicamente, commentati dai propri autori, alla presenza di studenti, professori e rappresentanti della Fundación Xavier Nogués.









Un'esperienza formativa importante che ha permesso agli studenti partecipanti di avere una formazione qualificata nel campo delle possibilità insite nella grafica contemporanea e di acquisire mezzi professionali specialistici, nonché di confrontarsi con modalità diverse dalla propria e di condividere questa esperienza con studenti di un altro Paese.


lunedì 7 ottobre 2013

ARE, ACRILIC RESIST ETCHING

ARE , Acrilic Resist Etching

Francesca Genna


Già da tempo coloro che si occupano di ricerca di nuovi materiali per l’incisione hanno cominciato a fare delle distinzioni all’interno della grande mole di prodotti che si è andata accumulando sotto la vaga dicitura di “non-toxic”.
 Una delle nomenclature, in cui ci si imbatte subito è  Acrilic Resist Etching, Sistema per l’Incisione a base Acrilica. La sigla ARE che lo abbrevia si riferisce sia al “sistema” che tratta l’argomento  dal punto di vista dei nuovi materiali acrilici introdotti nell’incisione che ad una serie di prodotti ben specifici messi a punto dalla ditta svizzera Lascaux.

Acrilic Resist Etching è il nome che Robert Adam ha usato  nel suo articolo “What does it means in practice?” apparso su Printmaking Today  nel 1997, in cui veniva data una definizione di ”esplorazione di possibilità per sviluppare metodi di lavoro coerenti, complementari, dai costi contenuti e più salutari possibili” applicata nei laboratori dell’Edimburgh Printmakers (EPW) in Scozia. Dieci anni più tardi lo stesso Adam, insieme a Carol Robertson, nel sostanziale Intaglio, ribadisce l’intenzione di usare il termine ARE invece di “incisione non-toxic”,  ritenuta  inesatta, poiché la maggiore innovazione può essere riposta nella sostituzione di materiali acido resistenti basati sull’uso di solventi con materiali acrilici, fotopolimeri e materiali a base acqua. Qui viene anche chiarito l’uso del termine “resist” che è un termine standard preso in prestito dalla terminologia usata nello stampaggio industriale dei circuiti in uso dagli anni ’70, da cui vengono anche i fotopolimeri.
Successivamente sono stati gli stessi incisori Adam e Robertson che,  attraverso  una collaborazione con la ditta Lascaux,  hanno messo a punto la gamma di prodotti per l’incisione commercializzati con il nome di “Lascaux ARE Products”.
 Si tratta di un vero e proprio set pronto all’uso che comprende nove prodotti specifici disegnati per l’incisione, otto tipi di vernice la cui composizione è basata sui copolimeri ed un detergente:
Hard resist (vernice dura), Black coating for Hard resist e White coating for Hard resist  (lacca bianca e nera per colorare la vernice dura),  Soft resist  (vernice molle), Aquatint spray resist (acquatinta ), Plate-backing resist  (protezione per il retro delle matrici), Stop-out resist  (vernice da copertura per acquaforte), Wash resist ( vernice da copertura per acquatinta) e Remover (detergente).
Tutte le vernici si presentano come acrilici abbastanza densi e si danno a pennello sulla lastra previamente sgrassata, reggono l’azione di diversi mordenti come il percloruro di ferro e le miscele di solfato di rame, si rimuovono con semplice acqua dagli attrezzi di lavoro finché  umide, mentre dopo l’asciugatura bisogna usare un forte detergente come il Remover. Ecco qui di seguito una breve descrizione in base alle schede di istruzioni per l’uso fornite dallo stesso fabbricante:

  1. Lascaux Hard resist, equivale alla cera dura per acquaforte. Si stende un film sottile con un pennello sulla lastra ben sgrassata  e quando la vernice è asciutta si incide con le punte da incisione tradizionali. La vernice può essere usata nella sua versione chiara oppure può essere colorata dopo l’applicazione.
  2. Lascaux Dark coating , copertura scura e
  3.  Lascaux White coating , copertura bianca. Si tratta di coperture a base di dispersione vinilica di acetato copolimero con pigmenti, applicabile sulla vernice asciutta per una maggiore visibilità del disegno, su cui si possono tracciare delle linee guida sia con la matita che con le carte carbone. Questa colorazione viene sciacquata con semplice acqua a termine del lavoro di disegno, prima della morsura.
  4. Lascaux Stop-out resist, è la vernice da ritocco, in una visibile colorazione blu , aderisce bene sulla Hard resist.
  5. Lascaux Soft resist, è la vernice molle. Si usa allo stesso modo della Hard resist con la differenza che viene lavorata dopo circa 10/15 minuti dall’applicazione, quando non è ancora del tutto solidificata.
  6. Lascaux Wash resist, è una vernice da ritocco indicata nel lavoro con la Lascaux Acquatint. Si dipinge con questa vernice sulla lastra in combinazione con l’acquatinta per creare degli effetti tonali e di acquerello.
  7. Lascaux Aquatint spray resist, è una vernice per acquatinta che si spruzza sulla lastra con un diffusore o compressore.
  8. Lascaux Plate backing resist, è una vernice di protezione per il retro della lastra ma che può anche essere usata per le lastre già incise.
  9. Remover, detergente sintetico contenente elementi presenti in molti detersivi casalinghi per i piatti (fatty alcohol polyglycol ether). Viene usato per rimuovere le vernici acriliche secche da qualsiasi  supporto.
Lascaux ARE Products



Bibliografia.
Robert ADAM, What does it mean in practice? In: Printmaking Today, London,  Vol. 6 No 3, pg.22-25, aut.1997.

Robert ADAM & Carol ROBERTSON, Intaglio, the complete safethy-first system for creative Printmaking, Thames and Hudson, London, 2007.
 Web della ditta produttrice "Lascaux", schede di istruzioni per l'uso: http://www.lascaux.ch/en/produkte/druckgrafik/